SAN MARTINO    Fare samartin

Fino alla fine degli anni Quaranta l'undici di novembre rappresentava un giorno poco felice per molte famiglie che pagavano l'affitto: era il momento di cambiare casa. Fare samartin significava appunto traslocare e per i più sfortunati diventava un appuntamento fisso.

I contratti di locazione, spesso di durata annuale e quasi sempre stipulati a voce, scadevano il giorno di San Martino: per questo motivo a Monteforte, a partire dall'undici di novembre e per un'intera settimana, si svolgeva il triste rito dei traslochi.

Le operazioni si esaurivano nell'arco di mezza giornata, data l'esigua consistenza del patrimonio da trasportare. Il mezzo usato era il carretto di legno, che i più fortunati facevano trainare da un cavallo o da un qualsiasi animale da tiro; agli altri non restava che spingerlo a mano. Sopra il carretto veniva sistemato agevolmente il patrimonio di casa, tra cui si distingueva per semplicità la camera da letto, composta da un armadio, un attaccapanni che sosteneva i pochi vestiti della famiglia, due sedie e il letto. Quest'ultimo non brillava certo per comfort; era composto da alcune assi di legno da sistemare sugli appositi cavalletti, mentre per il piacere del sonno ci si affidava ad una base di scartossi de polenta, sormontata dai stramassi de pena, per il cui riempimento si mettevano a nudo gli animali da cortile. A completare il quadro poche masserizie, tra cui on paro de pignate intente e l'indispensabile brento co' l'asse da lavare. Seguiva il carretto una carriola di legno, nella quale venivano riposti gli attrezzi da lavoro del contadino: una zappa, un badile, una vanga, el sbianssin e el fero da segare.

I contratti venivano per lo più rispettati, anche perché il proprietario, di fronte a tendenziose esitazioni, provvedeva in prima persona a liberare la casa dalle quatro strasse dell'ormai sgradito ospite. Talvolta però accadeva che l'ingiunzione di lasciare libere le stanze venisse contestata, costringendo così el paron a chiamare i carabinieri per lo sfratto esecutivo.

Nel periodo intorno all'undici di novembre non poche coppie decidevano di unirsi in matrimonio, per essere inserite a pieno titolo nel mercato delle locazioni. La tradizione ha sottolineato questa abitudine, che si ritrova in tutta la sua valenza sociale nel proverbio A San Martin se sposa la fiola del contadin. Evidentemente la preferenza per il periodo autunnale era motivata anche dalla disponibilità di tempo da parte dei lavoratori della terra a dedicarsi all'avvenimento; le fatiche dei campi concedevano infatti una tregua, in attesa di riprendere con i più duri lavori invernali. Non poche preoccupazioni derivavano inoltre dal dover affrontare le insidie della brutta stagione, consapevoli che Inverno, inferno par el contadin. Ancora una volta un detto popolare tratteggia la calma del periodo, ricordando che dopo San Martin se sponsa el contadin; per tutti erano giorni in cui si raccoglieva il frutto di un intero anno di lavoro e ci si preparava ad affrontare con le migliori garanzie l'inverno imminente.

Orio Grazia

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